Giovedì 20 settembre 1973 - L'Unità - Quasi come a Firenze I'alluvione che ha sconvolto Salsomaggiore

L'Unità - giovedì 20 settembre 1973 - Quasi come a Firenze I'alluvione che ha sconvolto SalsomaggioreGiovedì 20 settembre 1973 - L'unità - Quasi come a Firenze I'alluvione che ha sconvolto Salsomaggiore. - Nella cittadina termale una notte di terrore. Due vittime accertate. Due torrenti hanno superato gli argini invadendo case e negozi. Centinaia di auto scaraventate contro gli alberi o trascinate a valle. Pesanti responsabilita di chi ha permesso che le colline fossero sommerse dal cemento armato. II lavoro dei volontari, dei VV.FF. e degli uomini inviati dal comune di Parma. Altro che fatalità. La speculazione colpevole della degradazione del territorio.

Dal nostro inviato SALSOMAGGIORE, 19 settembre

L'Unità - giovedì 20 settembre 1973 - Quasi come a Firenze I'alluvione che ha sconvolto SalsomaggioreSono bastate tre ore di temporale, e nemmeno consecutive, a semiparalizzare Salsomaggiore. La conca angusta su cui convergono i modesti torrenti Ghiara e Citronia e stata sconvolta, sommersa di acqua e di fango. Tre ore per uccidere vite umane, distruggere negozi, fermare i grandi impianti termali.
Ci sono qui le scene di sempre, quelle dello sfasciume del degradamento sociale e del territorio, e — con impressionante chiarezza — della speculazione sulle aree. Il « perchè » del disastro di Salsomaggiore ed anche di Tabiano, ha dunque le stigmate del malgoverno dc, della sfrontata sicumera dei gruppi economici che trovano pronto ascolto presso i notabili del partito al governo.
Basta osservare il paese dalla panoramica. I fianchi velati di Monte Castellaccio e di Monte Salvata, sui quali avanza minacciosa l’arrampicata delle ville e di condomini, mostrano le orribili ferite delle slavine e delle frane che la massa d'acqua ha liberamente trascinato giù in paese. II centro termale è indifeso, niente lo protegge: niente alberi, niente briglie, nulla di nulla. L'amministrazione di centrosinistra continua peraltro in una insensata politica di colpevole lassismo.
L'Unità - giovedì 20 settembre 1973 - Quasi come a Firenze I'alluvione che ha sconvolto SalsomaggioreII nuovo piano regolatore è in gestazione da ben tre anni, ma nel frattempo decine di licenze edilizie vengono concesse dal gruppo di potere dc, talchè lo scempio della conca di Salsomaggiore continua. E' una denuncia, questa, che i comunisti (14 seggi in Consiglio comunale, contro il blocco di centrosinistra composto da 8 dc, 5 socialisti, 3 socialdemocratici — i liberali non sono presenti per lasciare i loro voti a questa formazione) compiono con forza, e non da oggi che la tragedia si è compiuta. In viale Primo Maggio, ad esempio, una quindicina di condomini stanno nascendo in spregio alla legge urbanistica (distanza, volumi, disposizione estetica non sono tenuti nel minima conto) ed intaccando in profondità la collina, e quel che più è scandaloso senza la necessaria convenzione che deve essere approvata dal Consiglio comunale.
II piano regolatore, quando arriverà, troverà il classico « fatto compiuto » in cui è maestro il potere e il sottogoverno. Non molto distante, zona Bertanella, abbiamo un altro spaccato della politica urbanistica del regime attuale: il famigerato dormitorio per famiglie operaie cioè una fungaia di palazzoni che si guardano cupamente l’un l’altro, senza spazi, senza verde.
Questo obbrobrio che insulta con arroganza il volto gentile del centro termale è sorto su una area di proprietà di un altro notabile dc, il dottor Sozzi. E' dunque in una situazione di disordine edilizio, di arrembaggio furibondo ad ogni pezzo di terra possibile e impossibile, che sono venute creandosi le inevitabili condizioni per il disastro.
Questo e anche il giudizio severissimo dei cittadini, i quali respingono con sdegno ogni accenno alla fatalità. Cosi come lo respingono i commercianti, gli affittacamere, gli albergatori di Tabiano, anch'essi gravemente sinistrati dalla colata di fango, sassi, trascinati in paese dall'acqua scesa dalla dissennata lottizzazione (alberghi e pensioni) in territorio pericoloso su una parte dei trecento ettari di terra venduti dal notabile dc Corazza, anch'esso di Salso, uno dei maggiori agrari della provincia di Parma.
Si dice qui che un comitato di sinistrati si vada formando per denunciare il Corazza all'autorità giudiziaria quale responsabile dei danni. Per capire la gravità e la vastita del problema creatosi qui ed ora esploso con tanta gravità basta tenere conto di questi elementi: su 17.600 abitanti del comune, ben 12.500 negli ultimi 20 anni si sono venuti concentrando nel capoluogo nell'arco dell’ultimo decennio la popolazione della campagna dal 40% del totale che era e diminuita al 10% insediandosi principalmente a Salso e a Tabiano: gli addetti all’agricoltura dal 32% di vent'anni fa sono scesi all'attuale 9%. Ecco allora un abbandono, la degradazione idrogeologica, la spoliazione, la degradazione, la fotografia insomma del quarto di secolo all'insegna del malgoverno e della speculazione.
Remigio Barbieri

Dal nostro inviato SALSOMAGGIORE, 19 settembre

L'Unità - giovedì 20 settembre 1973 - Quasi come a Firenze I'alluvione che ha sconvolto SalsomaggioreQuasi come a Firenze in quel tragico novembre del '66. Liquida fanghiglia, giallastra e puzzolente, sassi, ghiaia, sterpi, tronchi d'albero e rami divelti, carcasse d'auto intralciano le strade comprese tra i torrenti Citronia e Ghiara che sotto le terme Zoia si riuniscono per buttarsi insieme nello Stirone. Un brulicare di gente infangata fino ai capelli davanti alle porte, sui balconi, nei negozi nelle hall degli alberghi si danno da fare con badili. scope, stracci e secchi. Donne, uomini e giovani coi lineamenti stravolti dalla fatica. con gli occhi stanchi per la lunga veglia. E' una catastrofe senza uguali. A Salsomaggiore nessuno, anche i più anziani, non ne ricordano una uguale e neppure ne hanno sentito parlare dai loro vecchi.
Era piovuto a dirotto fino alle 11 di martedì mattina. Una breve pausa e alle 16.30 giù nuova acqua a catinelle. II Citronia e il Ghiara, che nell’attraversamento urbano scompaiono sotto giardini e parchi erano gonfi ma sembrava dovessero smaltire bene l'onda di piena. Invece. nel pomeriggio è piovuto come si dice sui bagnato. L'acqua ha superato gli altissimi argini dei due torrenti e ha spazzato via tutto. Centinaia di auto in sosta e perfino camion sono stati spinti a valle, l'uno contro l'altro, giù per le strade di accesso ai campi, ai parchi, incastrandole tra gli alberi, come fuscelli.
Dalle case lungo le sponde dei torrenti sono scappati terrorizzati gli abitanti in cerca di scampo. Hanno perduto la vita, travolte dalla corrente che si era convogliata tumultuosa e mugghiante in via Loschi. una stradina su cui si affacciano le finestre del Municipio, Milvana Zanforlin. 26 anni, da Sesto S. Giovanni, che era andata con la madre dalla parrucchiera e un'altra donna, anziana. identificata nella tarda mattinata.
Clementina Pompili, 60 anni. da Milano, anche lei a Salsomaggiore per cure. Entrambe sono affogate a pochi passi dalla chiesa di San Bartolomeo e dalla pensione delle Suore di S. Anna. Qualcuno sostiene di aver visto scomparire tra i flutti anche una terza persona: aveva lunghi capelli biondi ed era una donna ancor giovane.
II suo corpo, però non e stato trovato e nessuno, del resto, fino a questa sera, ne ha denunciato la scomparsa. A Salsomaggiore c'erano, fino a ieri sera, quasi diecimila «curandi»: un tutto esaurito che lasciava presagire una buona stagione per l'economia del celebrato centro termale. Tutto e stato distrutto, sconvolto, sventrato nel giro di una oretta. Tanto e durata la terrificante onda di piena che ha invaso cantine, interrati, abitazioni fino al primo piano, negozi, garage, alberghi. officine e ha devastato parchi secolari e inoltre messo fuori uso le nuove Terme Zoia che si trovano proprio, come si e detto, alla confluenza dei due torrenti.
Sono state inoltre distrutte gran parte delle condutture del gas e parzialmente quelle dell'acqua, gran parte delle quali correvano sotto le volte dei due corsi d'acqua. L'Unità - giovedì 20 settembre 1973 - Quasi come a Firenze I'alluvione che ha sconvolto SalsomaggiorePoteva essere un massacro, una strage ma, fortunatamente, gli stabilimenti termali e soprattutto lo Zoia, avevano da poco chiuso. Mentre trasmettiamo gli abitanti di Salsomaggiore continuano a spalare fango e acqua dalle case e dai negozi.
Li aiutano squadre di volontari. di lavoratori, delle organizzazioni sindacali e democratiche locali, con tutti i mezzi a disposizione. Le Amministrazioni Comunale e Provinciale di Parma hanno inviato squadre di netturbini e di altri specialisti con motopompe, spurgatori, motopale e ruspe.
Vi sono anche un paio di squadre di vigili del fuoco il cui impiego però e stato scandalosamente ritardato e limitato dalla prefettura parmense a cui premeva sapere chi avrebbe pagato! Ci sono ancora persone che, come i cercatori del Far West, lavano la poltiglia per recuperare i preziosi rimasti impastati nel fango; commercianti che risciacquano abiti, calzature, mobili, elettrodomestici per tentare di recuperarne la funzionalità. Ma quel che manca, in modo assoluto e totale, chi e scandalosamente assente e l'apparato statale il cui intervento era stato richiesto drammaticamente fin da martedì sera dall'Amministrazione civica e perfino dalla locale tenenza dei carabinieri.
II vice sindaco, il democristiano dott. Ferri, ha confermato di aver avuto soltanto assicurazione con un cablogramma dell'invio di una cinquantina di brande e di un numero adeguato di soldati per sorvegliarle dal momento che si tratta di materiale appartenente allo Stato! Ma chi li ha visti? I salsesi, quasi avessero intuito questo ostacolo, fanno quel che possono per limitare al minimo i danni. Le terme Berzieri, rimaste parzialmente utilizzabili già stamattina avevano aperto, grazie allo sforzo compiuto dai dipendenti, le porte per assicurare agli ospiti di Salsomaggiore le cure essenziali per cui erano venuti qui.
a. s.

Foto Bocelli Salsomaggiore

 

 

 

 

 

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